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RMR-183 / 2017  •  AA. VV.   "VOLA GABBIANO"

(placeholder)

DISPONIBILE SOLO IN CD

sito sviluppato da RadiciMusic Records


CARATTERISTICHE


. 18 brani

. volantino 24x36 con foto e crediti

. la confezione è un digipack a 3 ante in carta pregiata

QUALITA' MADE IN ITALY

LIBRETTO 32 pagine

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1. Va’ ssù 4:22

2. Valzer gigliese 3:21

3. All’isola del Giglio 2:17

4. Notte di lucciole 3:38

5. Vola gabbiano 4:44

6. Bere e cantare 4:02

7. Isolana bella 5:16

8. Il palio di San Lorenzo 4:59

9. Serenata 4:29

10. La frittata di cipolle 2:46

11. Sono gigliese e canto 5:11

12. E figli siam 2:39

13. Tattiro 1:36

14. Isolana bella (live) 1:33

CARATTERISTICHE


. 14 brani

. libretto 32 pagine a colori con foto e testi

. Digipack 3 ante in carta pregiata

Affermare che il nome dell’isola del Giglio sia legato alle antichissime origini della musica non può essere considerata un’affermazione retorica: nel relitto arcaico della nave etrusca del VI° secolo a.C., nel mare di Giglio Campese, gli archeologi trovarono infatti un intero corredo di flauti di legno, miracolosamente conservatisi nei millenni per essere rimasti inglobati nella pece, pro- babilmente fusa a causa di un incendio a bordo durante il naufragio; tali reperti, oggi conservati nel museo delle memorie sommerse della fortezza di Porto Santo Stefa- no a Monte Argentario, esaminati e studiati da musicisti e archeologi, hanno consentito lo straordinario risultato di poter almeno ipotizzare come potessero essere le sonorità della musica etrusca (non esistendo ovviamente spartiti o documenti a testimonianza di come gli etruschi unissero quei suoni e componessero le relative partiture).

Per epoche storiche successive, è invece ben documentata la costante presenza della musica nella piccola comunità isolana: la tradizione orale tramanda che, fino a quando la campagna gigliese è stata intensamente coltivata, le attività agricole erano sempre accompagnate dal canto non solo dei contadini, ma anche delle ragazze e delle donne impegnate nei lavori campestri meno pesanti. Ormai proverbiale il ricordo di un giovane vigoroso che, nelle lontane vigne del “Serrone”, riusciva a cantare anche mentre era dedito ai lavori di zappatura più impegnativi.


Moderni esperimenti scientifici hanno dimostrato una particolare sensibilità musicale dei corpi vegetali al punto che la musica viene diffusa nelle coltivazioni in serra per migliorare la qualità dei prodotti: verrebbe poeticamente da ipotizzare che le straordinarie qualità organo- lettiche dei prodotti della campagna gigliese, della sua uva e del suo vino, siano state migliorate dall’atavica attività canora dei contadini!

Nel XIX° secolo l’isola dette i natali a Enea Brizzi, di- venuto poi celebre musicista e apprezzato compositore, direttore di orchestra e “grande solista di tromba”, come ricorda la lapide affissa fuori il Municipio. In tempi recenti si è registrato un rinnovato interesse per la figura e l’opera di questo grande musicista, prima da parte del maestro Giovanni Segato, recentemente scomparso, e poi da musicologi e studenti che ne stanno facendo oggetto delle loro tesi di laurea. Considerando che i primi elementi di musica furono impartiti a Enea Brizzi, quando era ancora bambino, dal parroco e da “un musicante del luogo”, si deduce che nella metà del XIX° secolo all’isola del Giglio esistessero cultori ed appassionati di musica.


Un vero e proprio corpo musicale bandistico, ovviamente intitolato a Enea Brizzi, fu costituito solo nel 1852 e da allora, diretto da una serie di innumerevoli maestri (professor Martini, Antonio Brizzi, Eugenio Benedetti, Luigi Brothel, Loredano Baffigi, Ivo Baffigi, Francesco Aldi, Vasco Centurioni, Giovan Battista Pellegrini) ha ininterrottamente continuato la propria attività musicale: il 19 marzo 1974 fu conferita alla banda la medaglia d’oro per avere superato i cento anni di attività e per essere il più vecchio corpo bandistico toscano. Curiosa la cir- costanza per cui tutti gli strumenti della banda gigliese, per poter suonare insieme a tutte le altre bande musicali riunite per l’occasione a Firenze, dovettero essere modificati dato che, per motivi di “isolamento” geografico, erano sempre rimasti di mezzo tono più bassi (cioè nel modo “vecchio corista”) rispetto agli strumenti della terraferma!

Nel 1928, a Giglio Porto, il maestro Ivo Baffigi fondò un secondo e nutrito corpo bandistico che rimase attivo fino all’inizio della seconda guerra mondiale. Con l’avvento del turismo, negli anni ‘60 del secolo scorso, alcuni giovani musicanti formarono una simpatica orchestrina denominata “Luna chiara” che suonava brani di musica leggera del tempo ma anche musiche composte in loco.


Nell’anno 1995 la professoressa Anna Maria Pugliese Buttarelli fondò il “Coro dell’isola”, poi diretto dal maestro Giovanni Segato di Orbetello e, dopo la sua prematura scomparsa, dal maestro Cesare Nobile di Capalbio. Il coro dell’isola ha costituito e costituisce un simpatico momento di aggregazione sociale di grande soddisfazione per tutti, una intelligente opportunità di utilizzo del tempo libero e una significativa esperienza educativa: in questi anni ha accompagnato le più so- lenni cerimonie religiose, ha proposto diversi concerti con un repertorio che spaziava dai canti popolari ai brani polifonici di autori classici; assieme al coro “Ager Cosanus” ha condiviso diverse esperienze musicali, tenendo concerti anche all’estero e avvalendosi della collaborazione del soprano Elisabeth Norberg-Schulz e del tenore gigliese Gianni Mongiardino.


Ma la manifestazione musicale (e danzante) più tipica dell’isola del Giglio che coinvolge l’intera collettività isolana è rappresentata dalla tradizionale quadriglia. Lo spirito di questo ballo collettivo è stato molto ben raccontato da Nello Paolicchi che, in un suo articolo del 1930 scrisse: “il più evidente tratto di gentilezza noi lo troviamo nella passione che al Giglio hanno per il ballo, ma non ballo chiuso come godimento di pochi, bensì ballo pubblico, come manifestazione del paese: in quel momento gli odi cessano, le persone divise da odi profondi si incontrano nelle figure della quadriglia ballata in piazza in un “changez les dames” o in una “scena a braccio” e ballano insieme....”.


Per anni gli studiosi del folklore locale sono rimasti convinti che l’origine di tale tradizione fosse riconducibile alla quadriglia francese, non solo in considerazione delle varie figure e dei comandi dati in gigliese storpiato e di chiara matrice francese, ma anche per la testimonianza di un documento di un funzionario del periodo dell’invasione francese della Toscana che attesta l’esecuzione, nel giorno 15 agosto del 1808, di una quadriglia “nel prato fuori la porta del Castello”. Facilmente immaginabile quindi lo stupore quando si è scoperto, leggendo gli atti di un processo al governatore del Giglio del 1576, che in tale periodo nell’isola era già tradizione eseguire il “ballo della Chiaranzana”, ballo collettivo con caratteristiche che autorizzano a retroda- tare di molti secoli l’origine della quadriglia gigliese.


Fra le consuetudini musicali più peculiari dell’isola del Giglio però riveste un ruolo di assoluto primato la “Serenata di Capodanno”. Lo studioso delle tradizioni della Maremma Roberto Ferretti scrisse in un suo articolo: “All’estremo limite insulare della Maremma, nei vicoli di Giglio Castello, ogni notte fra il 31 dicembre e il pri- mo gennaio, viene cantato dai giovani uomini gigliesi il Capodanno. Si tratta dell’unico canto di questua testimoniato nella provincia di Grosseto in questa data e per il particolare contesto culturale di cui è espressione, rivela caratteri assai interessanti. Sulla struttura musicale tipica della tarantella si innesta infatti la tradizionale serenata toscana modellata sulla tipologia dei canti itineranti di questua: evidente sincretismo tra le comunità che nel tempo si sono sovrapposte e hanno coabitato nell’isola. La consuetudine riveste particolare significato per essersi conservata ininterrotta e inalterata”. Scrive inoltre Aldo Scotto nel suo libro sulle tradizioni musicali isolane: “La struttura di questo canto è infatti l’intreccio di due melodie completamente differenti fra di loro di ritmo e battute. Il canto di questua è tipico toscano e la sua creazione risale a diversi secoli fa; probabilmente in origine la nenia era cantata con pochi o addirittura senza strumenti (al Giglio quando si canta la strofa tutti gli strumenti sono fermi); il ritornello è chiaramente di origine meridionale e potrebbe essere stato inserito in periodi in cui nella comunità locale, per vari motivi, si inserivano altre comunità meridionali”.


L’origine meridionale del ritornello troverebbe conferma in numerose altre tradizioni, religiose e popolari, ancora oggi presenti al Giglio. Il riferimento, nel testo della nenia, alla “barca a liuto”, ovvero al “Leuto”, barca da trasporto dei secoli passati, ne conferma ulterior- mente l’antichissima origine.


Come osservato dal Ferretti, tale tradizione è ancora oggi molto sentita sull’isola. Ancora vivo nel ricordo di vari musicanti il timore reverenziale con cui si andava a cantare il “Buon Capodanno” al compianto maestro Francesco Aldi (Cecchino), autore di molti dei walzer con cui si chiude tradizionalmente il canto.


Si cercherà inutilmente, in questo CD, il testo e la musica del Buon Capodanno. Rispettosi della volontà del vecchio maestro che, per non volgarizzarlo, non voleva che tale canto venisse eseguito al di fuori del contesto di magica atmosfera tipico della notte di Capodanno al Giglio, invitiamo chiunque ne avesse desiderio a venire al Giglio per ascoltarlo, dal vivo

e solo in tale occasione.


                                                                                                                                                                                                                                 Armando Schiaffino